Alta Definizione in video

Full hd

 Il 1080p  è un insieme di HDTV video ad alta definizione modalità caratterizzati da 1080 linee orizzontali verticali risoluzione [1] e scansione progressiva, al contrario di interlacciato, come è il caso con il 1080i display standard.Il termine di solito assume un widescreen aspect ratio di 16: 9, il che implica una risoluzione di 1920×1080 (2.1 megapixel ), spesso commercializzato come Full HD.

I segnali video 1080p sono supportati da standard ATSC negli Stati Uniti, e gli standard DVB in Europa. Le applicazioni dello standard 1080p comprendono trasmissioni televisive, Blu-ray dischi, smartphone, contenuti Internet, come YouTube e Netflix, consumo televisori eproiettori, monitor di computer, console per videogiochi, videocamere e macchine fotografiche.

Il termine 1080p indica unCattura5a categoria di risoluzioni video, caratterizzate da una risoluzione verticale di 1080 linee e dallascansione progressiva e non interlacciata.

Il 1080p è uno standard di alta definizione, caratterizzato da rapporto d’aspettodell’immagine di 16:9 e quindi da una risoluzione orizzontale di 1920 pixel. La risoluzione di ogni fotogramma è quindi di 1920 × 1080 pixel, 2 073 600 in totale. La cadenza di ripresa del formato può essere implicita o specificata dopo la lettera p, con le consuete notazioni 1080p25 o 1080p/25, indicando 25 Hz.

In termini di marketing, il 1080p è chiamato spesso “Full High-Definition”, nonostante non sia lo standard più elevato. Strumenti di ripresa per cinematografia digitale 2K/4K sono comunemente disponibili in commercio, e la tecnologia ultra-high definition video è in fase di ricerca.

In aggiunta all’indicazione della risoluzione video, il termine 1080p è usato anche, insieme a 1080i, per indicare la modalità supportata da determinate apparecchiature. Per esempio, apparecchiature per alta definizione in grado di accettare risoluzioni inferiori e scalarle a 1080p sono indicate con questo termine, anche se il video così convertito ha una qualità differente da quella proveniente da una sorgente nativa 1080p. Viceversa, apparecchiature in grado di visualizzare segnali 1080i e 720p potrebbero non essere in grado di gestire lo standard superiore, e questo verrà normalmente convertito in un formato gestibile.

4K

Il 4K (chiamato dalla Blu-ray Disc Association anche Ultra HD), è uno standard per la risoluzione della televisione digitale, del cinema digitale e della computer grafica.

Il nome “4K” deriva da 4kilo (“4 mila”), che indica l’approssimazione dei suoi circa quattromila pixel orizzontali di risoluzione; il fatto che il nome ne descriva la risoluzione orizzontale è l’esatto contrario dei suoi predecessori: il 720p e il 1080p (i quali erano stati denominati tali per convenzione) indicano infatti il numero di pixel sull’asse verticale. Nel quadro della convenzione precedente, un 4K UHDTV sarebbe equivalente a 2160p.

Con “4K” si indicano usualmente due risoluzioni distinte, sebbene molto vicine fra loro: la risoluzione 4096×2160 pixel (ossia la “4K” propriamente detta), nata in ambito cinematografico, e la risoluzione 3840×2160 pixel (ossia Ultra HD propriamente detta) nata in ambito televisivo. Nel linguaggio comune si confondono le denominazioni, per cui quando si indica uno schermo 4K, normalmente si intende uno schermo Ultra HD.

Talvolta si incontrano anche confusioni col formato informatico QHD, dalla risoluzione ben inferiore: Quad High
Definition (Quad HD), è 2560×1440 pixel nel rapporto d’aspetto16:9, chiamato anche 1440p, quattro volte lo standard HD 720p.

6K

Il 6K è un formato per un’immagine digitale utilizzato principalmente in cinema digitale . 6K 1 è una misura che definisce il film K significa kibi (1024 in binario). Il 6K contenente 6144 pixel di larghezza 1 o 6560 per 3102 pixel .

8K

Risoluzione 8K o 8K UHD è la più alta corrente ultra televisione ad alta definizione (UHDTV) Risoluzione intelevisione digitale e cinematografia digitale . 8K riferisce all’orizzontale risoluzione nell’ordine di 8.000 pixel, formando le dimensioni dell’immagine totale di (7680 × 4320).8K UHD ha due volte la risoluzione orizzontale e verticale del 4K UHD con quattro volte il numero di pixel complessivi, o sedici volte il numero di pixel come Full HD .

Display ad alta risoluzione, come 8K consente all’utente di avere ogni pixel essere indistinguibili all’occhio umano da una distanza accettabile allo schermo. Su uno schermo 8K di dimensioni 52 pollici (132 cm), questo effetto sarebbe stato raggiunto in una distanza di 50,8 cm (20 pollici) dallo schermo, e su uno schermo 92 pollici (234 cm) a 91,44 cm (3 piedi) di distanza. Risoluzione 8K può essere utilizzato anche con lo scopo di migliorare video minore risoluzione con una combinazione di ritaglio tecnica e / o con sottocampionamento [2] tecnica utilizzata in video e film editing . Le risoluzioni, come 8K consente registi di sparare in una alta risoluzione con un obiettivo grandangolare o ad una distanza maggiore nel caso di soggetti potenzialmente pericolosi (come ad esempio nei documentari della fauna selvatica), con l’intenzione di ingrandire e ritagliare digitalmente in post-produzione . In questo, una parte dell’immagine originale viene ritagliata per corrispondere una risoluzione inferiore, come lo standard del settore corrente per TV ad alta definizione ( 4K , 1080p e 720p ).

8K risoluzione del display è il successore di 4K risoluzione. Full HD (1080p) è l’attuale standard di corrente principale HD, con i produttori di TV spingendo per 4K a diventare un nuovo standard entro il 2017.  La fattibilità di una transizione rapida a questo nuovo standard è spesso discutibile data la mancanza di risorse di diffusione.

A partire dal 2015, poche telecamere hanno la capacità di girare video in 8K, con la NHK di essere una delle poche aziende ad aver creato una piccola telecamera di trasmissione con una 8K sensore di immagine .  Sony e Red Digital Cinema Camera Company sono tra gli altri di essere al lavoro per portare un sensore più grande 8K in più della loro gamma di prodotti nei prossimi anni. Fino a quando le principali fonti sono disponibili, 8K è improbabile che diventare risoluzione corrente principale, ma i registi stanno spingendo per 8K telecamere a suo vantaggio per ottenere una migliore 4K filmato.

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Logo

Un logo, abbreviazione di logotipo è la scritta, che solitamente rappresenta un prodotto, un servizio, un’azienda, un’organizzazione, una band musicale o altro ancora. Tipicamente è costituito da un simbolo o da una versione o rappresentazione grafica di un nome o di un acronimo che prevede l’uso di un lettering ben preciso.

Un logo professionale permette di riconoscere l’azienda a cui si riferisce con effetto quasi immediato. Compito del logo è quello di ispirare fiducia e superiorità rispetto a un altro marchio. Si tende inoltre ad accompagnare il logo con uno slogan, chiamato payoff, che aiuta a rafforzare l’iCattura4dentità del marchio.

Esistono diverse tipologie di logo che possono anche essere usate contemporaneamente nell’ambito del marchio:

  • logotipo: è il segno grafico il cui referente è un’espressione fonetica, è un marchio scritto pronunciabile, per esempio il logotipo
  • pittogramma: è un segno iconico il cui referente è un oggetto o una classe di oggetti, un aspetto o un’azione che l’oggetto può esprimere
  • diagramma: è un segno non iconico, o comunque con un basso grado di iconicità, e può pertanto non avere alcun richiamo alla realtà

Il marchio, in diritto, indica un qualunque segno suscettibile di essere rappresentato graficamente, in particolare parole (compresi i nomi di persone), disegni, lettere, cifre, suoni, forma di un prodotto o della confezione di esso, combinazioni o tonalità cromatiche, purché sia idoneo a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli delle altre.

Si distingue il marchio di fatto dal marchio registrato che, in virtù del processo di registrazione dinanzi all’Ufficio italiano brevetti e marchi (UIBM), gode di una protezione rafforzata in quanto ha data certa, mentre il marchio di fatto deve dimostrare la notorietà. La registrazione dura dieci anni a partire dalla data di deposito della domanda, salvo il caso di rinuncia del titolare, e alla scadenza può essere rinnovata ogni volta per ulteriori dieci anni.

 

Requisiti

Originalità:deve avere carattere distintivo. Deve cioè essere composto in modo da consentire l’individuazione dei prodotti contrassegnati fra tutti i prodotti dello stesso genere presenti sul mercato.

Verità: il principio della verità vieta di inserire nel marchio “segni idonei ad ingannare il pubblico, in particolare sulla provenienza geografica, sulla natura o sulla qualità dei prodotti o servizi. Ciò non significa che il marchio svolga funzione della qualità del bene.

Novità: non deve essere stato usato in precedenza come marchio, ditta o insegna per prodotti o servizi identici o simili a quelli per cui se ne richiede la registrazione. Non deve consistere esclusivamente in segni divenuti di uso comune nel linguaggio corrente o negli usi costanti del commercio. Il requisito di novità è un aspetto complementare ma distintivo rispetto all’originalità.

Liceità: Non possono essere registrati come marchi i ritratti di persona senza il consenso dell’interessato.

Nullità e decadenza

Il marchio è nullo:

  • se manca di uno dei requisiti sopra elencati;
  • se con sentenza passata in giudicato si accerta che il diritto alla registrazione spetta ad un soggetto diverso da chi abbia depositato la domanda di registrazione.

Si possono distinguere due specie di nullità, assolute e relative. Le prime possono essere fatte valere da chiunque vi abbia interesse, e quindi dai consumatori e dalle associazioni di questi. Le seconde nullità sono invece relative, in quanto possono essere fatte valere soltanto da alcuni soggetti qualificati, in virtù della titolarità di un segno potenzialmente confusorio con quello che si intende impugnare.

Il marchio decade:

  • per volgarizzazione, cioè se il marchio sia divenuto nel commercio denominazione generica del prodotto o servizio oppure se abbia perduto la sua capacità distintiva;
  • per illiceità sopravvenuta cioè:
    1. se sia divenuto idoneo a indurre in inganno il pubblico;
    2. se sia divenuto contrario alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume;
    3. per omissione da parte del titolare dei controlli previsti dalle disposizioni regolamentari sull’uso del marchio collettivo.
  • per non uso, cioè se il titolare del marchio registrato non ne fa un uso effettivo entro cinque anni dalla registrazione o se ne sospende l’uso per un periodo ininterrotto di cinque anni, salvo che il mancato uso non sia giustificato da un motivo legittimo;

Dalla decadenza per non uso sono esclusi i cosiddetti marchi difensivi, cioè quei marchi che presentano somiglianza con il marchio effettivamente usato, e che vengono registrati per evitare che altri si avvicinino al marchio difeso, adottando quelle piccole varianti idonee ad escludere la confondibilità.

Marchio registrato

Il marchio registrato è un marchio protetto giuridicamente.

A seconda del territorio in cui sono tutelati si distinguono i seguenti tipi di marchio registrato:

Marchio nazionale

La tutela giuridica del marchio nazionale è limitata al solo territorio italiano.

Marchio comunitario

Con un’unica azione legale la tutela giuridica del marchio comunitario è valida per tutti i Paesi membri dell’Unione europea.

Marchio internazionale

I titolari di un marchio nazionale possono estenderne la tutela nei Paesi europei ed extraeuropei che aderiscono a due accordi internazionali (l’Accordo di Madrid e il Protocollo di Madrid) depositando una domanda di marchio internazionale.

La procedura di registrazione si effettua presentando un’unica domanda al cosiddetto ufficio d’origine; detto ufficio, una volta effettuato esame formale, inoltra la documentazione all’ufficio internazionale, con sede a Ginevra WIPO .La domanda deve contenere indicazione del marchio di cui si chiede la registrazione,la titolarità di esso, le classi merceologiche per le quali si intende registrare il marchio, e i paesi in cui si vuole tutelare il marchio. Wipo verifica la regolarita formale della domanda, la presenza dei requisiti richiesti nonché il pagamento delle tasse previste; registra il marchio e pubblica sulla gazzetta ufficiale la domanda di registrazione, notificandola contestualmente agli uffici dei singoli paesi designati. Il marchio si considerera registrato qualora entro 12 mesi (accordo di madrid) ovvero 18 mesi (protocollo di madrid) non vengano sollevatii rifiuti di protezione, ovvero gli stessi si risolvano positivamente con un formale ritiro del rifiuto.

Se con il marchio comunitario (sovranazionale) grazie ad unica procedura si acquista la titolarità di un singolo marchio registrato valido per tutti i Paesi dell’Unione europea, con questa procedura singola il titolare ottiene con un’unica domanda un fascio di marchi nazionali registrati, ognuno valido per il Paese designato.

Simboli

In Italia non esistono leggi che impongono particolari simboli per contraddistinguere i marchi registrati. L’aggiunta del simbolo ® accanto al marchio serve a ricordare che si tratta di segno distintivo registrato, un sistema per evitare la decadenza per volgarizzazione del marchio (poiché al pubblico viene in un certo senso ricordato che si tratta sempre di un marchio registrato, non di una denominazione generica o altro).

Tipologie di marchio

Oltre al marchio registrato la legislazione italiana e internazionale individuano altre tipologie di marchi:

Marchio di fatto

Il marchio di fatto è un marchio che, pur non essendo registrato, gode di una particolare tutela. Per essere protetto infatti il marchio di fatto deve essere utilizzato, essere riconosciuto come segno distintivo (e non come semplice ornamento) e garantire un ricordo presso i consumatori (cosicché possa espletare la sua funzione, appunto, di segno distintivo presso il pubblico).

Tutelabile è sia il marchio celebre (conosciuto dalla pluralità dei consumatori), sia quello che gode di una notorietà relativa (conosciuto soltanto da una parte dei consumatori, solitamente quella cui il marchio si rivolge); spesso quest’ultima è legata ad un particolare territorio (notorietà locale), ed il marchio è conseguentemente tutelato solamente entro quei confini.

L’ordinamento italiano accorda ai marchi di fatto una protezione più debole di quella dei marchi registrati, e lo stesso vale per le convenzioni internazionali e i marchi comunitari, che non li considerano. La disciplina del marchio di fatto è rinvenibile negli art. 1 e 2 del Codice di proprietà industriale, dove è inquadrato come titolo di proprietà intellettuale; ma la tutela è però ricondotta all’art. 2598 del Codice civile (“atti di concorrenza sleale”), che sancisce come il titolare di un marchio di fatto possa impedire a terzi di utilizzare un segno simile o identico al suo per prodotti/servizi identici o affini, se questo rischia di creare confusione nel consumatore, ma non tutela il titolare da altre minacce, come l’indebito sfruttamento del valore suggestivo del marchio (tutela invece garantita ai marchi registrati).

Inoltre, il marchio decade se il uso viene interrotto così a lungo da far cessare il suo ricordo nei consumatori (in quanto verrebbero a cessare le fattispecie costitutive del marchio di fatto, cioè proprio uso e notorietà), oppure quando si “volgarizza” (perdendo così la sua funzione distintiva).

Marchio forte e marchio debole

A seconda del loro potere di individualità si usa distinguere i marchi tra forti e deboli.

  • È un marchio forte quello che ha spiccata originalità e notevole capacità distintiva (ad esempio non deve avere attinenza con il prodotto o servizio a cui si riferisce). Tale caratteristica lo porta a identificarsi con il bene stesso.
es. Rolex (orologi), Strega (liquore), Kleenex (fazzoletto), Google (ricerche in internet).
  • È, invece, un marchio debole quello che presenta una minore originalità (ad esempio per una diretta relazione con il prodotto o servizio che contraddistingue) pur mantenendo una minima capacità distintiva necessaria per differenziarlo ed essere tutelato.
esempi sono molto diffusi soprattutto in ambito farmaceutico (Benagol, Golasan, Momendol, No gas), in attività di vendita al dettaglio e all’ingrosso (La casa del mobile, La casa del colore, Il caffè della stazione, ecc.).

Affine a questa divisione vi è quella in marchi di fantasia (tipicamente forti) ed espressivi (tipicamente deboli)

  • È un marchio di fantasia quello che identifica un prodotto con l’uso di termini privi di valore semantico.
  • È un marchio espressivo quello che richiama il prodotto identificandone caratteristiche, destinazione, ecc.

Marchio individuale e marchio collettivo

  • Il marchio individuale ha il compito di distinguere il singolo prodotto o servizio di un imprenditore.
  • Il marchio collettivo, invece, serve a garantire l’origine, la natura o la qualità di prodotti o servizi. La registrazione di marchi collettivi è concessa a quei soggetti che svolgono la funzione di garantire l’origine, la natura o la qualità di determinati prodotti o servizi e che possono concedere l’uso dei marchi stessi a produttori o commercianti che rispettino determinati requisiti.

Di solito il “marchio collettivo” è chiesto da enti e/o associazioni per dare certezza alla provenienza e garanzia alla qualità. L’uso non può essere limitato ad operatori affini all’attività non economica, ma deve essere ceduto nel rispetto del regolamento di utilizzo, allegato alla richiesta di protezione, prodotta dall’ente o associazione nella fase della prima registrazione.

Marchio di fabbrica e marchio di commercio

Il codice civile distingue tra il marchio di fabbrica apposto dal produttore e il marchio di commercio apposto dal rivenditore del prodotto. Il marchio di fabbrica viene apposto da colui che costruisce il prodotto. Il marchio di commercio, invece, viene apposto da colui che fa circolare il prodotto. Il marchio di fabbrica non può e non deve mai essere coperto dal marchio di commercio. In generale il marchio di fabbrica non può mai essere coperto o eliminato.

Marchio di qualità

Un marchio di qualità ha la funzione di certificare che il prodotto sul quale è apposto abbia determinate caratteristiche qualitative e/o sia stato prodotto seguendo determinati procedimenti. Qui di seguito sono elencati i principali marchi di qualità:

La Marca

La marca è un nome, simbolo, disegno, o una combinazione di tali elementi, con cui si identificano prodotti o servizi di uno o più venditori al fine di differenziarli da altri offerti dalla concorrenza.

La marca può essere vista come una variabile multidimensionale che contiene non solo gli aspetti distintivi ma anche la storia dell’impresa, l’esperienza maturata dai consumatori verso il brand, il livello di notorietà, le aspettative dei potenziali acquirenti.

È per questo che nell’ambiente del marketing si usa dire che “la marca è nella testa dei consumatori”.

I concetti più noti e studiati legati alla marca sono:

  • brand name (nome della marca) è spesso usato come sinonimo di “brand” sebbene sia più corretto utilizzarlo per indicare la scritta (insieme di caratteri dattilografici senza una specifica formattazione). In tale contesto il brand name costituisce una sorta di marchio (trademark) che il brand owner (impresa proprietaria del brand) può proteggere giuridicamente attraverso la registrazione
  • conoscenza di marca (brand perception), qualità della marca che si articola in:
    1. notorietà (brand awareness
      ) indica la capacità dei consumatori di identificare un particolare brand;
    2. immagine di marca (brand image), aspetto qualitativo della conoscenza di marca che racchiude le idee e le aspettative presenti nelle menti dei consumatori legate a un prodotto o servizio.
  • brand equity (patrimonio di marca), è il valore della marca in condizioni di funzionamento
  • brand value (valore della marca), è il valore della marca in ipotesi di cessione, cioè indica il valore monetario che un soggetto corrisponde al proprietario della marca per ottenerne la disponibilità
  • brand essence (essenza di marca), l’espressione più semplice ed immediata della promessa di una brand (es. Volvo = sicurezza)
  • brand activation è uno dei principali processi di marketing attraverso cui si fa vivere una marca, coinvolgendo a vari gradi i consumatori affinché cambino il modo in cui vedono le marche; modifichino il modo in cui si comportano; si influenzi il loro comportamento d’acquisto.
  • brand management (gestione del brand), è un’attività volta ad aumentare il valore percepito (perceived value) della brand image aumentando di riflesso il patrimonio di marca.
  • brand identity (identità di marca), è tutto ciò che l’impresa vuole che i consumatori percepiscano utilizzando i propri prodotti. Ogni “segnale” (vista, udito, tatto, gusto, olfatto) usato per proiettare la relazione tra l’azienda e i suoi clienti (l’immagine di marca, discussa sopra) viene chiamato in gergo brand artifact, ossia un artefatto del brand. La presenza e l’insieme di questi artefatti formano la brand identity. Questi artefatti, idealmente, devono essere omogenei nel loro aspetto, uso, misura, colore, scopo, sensazione, ecc – ogni volta che interagiscono con il pubblico. Questa uniformità e costanza permettono ai consumatori di costruire una struttura mnemonica attorno al brand e alla sua value proposition, infondendo fiducia nella marca e accrescendo la brand equity.
  • brand franchise (fedeltà alla marca), è il livello di fedeltà dei consumatori che permette all’impresa di ottenere una differenziazione del prodotto dalla concorrenza
  • brand experience (esperienza di marca), aspetto legato alla sperimentazione dei prodotti o servizi della marca
  • brand architecture (architettura di marca), struttura che organizza il portfolio di marche detenute da un’Impresa, specificando quale ruolo è svolto da ciascuna di queste e quali rapporti intercorrono tra di esse, nella specificità rappresentata da ciascun contesto di prodotto-mercato in cui sono collocate.
  • brand portfolio (portafoglio di marca), complesso delle brand all’interno di una architettura di marca.
  • brand positioning (posizionamento di marca), posizione distintiva che una brand assume nel suo contesto competitivo per assicurarsi che gli individui nel mercato di riferimento la percepiscano come differente e distintiva rispetto ai concorrenti, sia in termini di percepito di codici sia di percepito valoriale.
  • brand recognition (riconoscimento di marca), indicatore che misura la capacità dei consumatori di ricollegare una marca al prodotto o all’azienda che essa contraddistingue.

Figura professionale dell’illustratore

Gli illustratori sono dei particolari “Graphic Designer” con notevoli doti artistiche, abili nel creare dal nulla immagini volte a rappresentare idee, concetti o storie. In genere, essi si occupano di realizzare disegni o illustrazioni per prodotti di comunicazione, quali libri, riviste ed altre pubblicazioni, o per i prodotti commerciali come tessuti, prodotti di cancelleria, cartoline d’auguri, calendari, packaging, visual pubblicitari, ecc. Gli illustratori possono usare molti mezzi differenti, dal disegno a matita alla pittura, fino all’impiego del computeCattura3r. Un illustratore consulta il cliente per conoscere il messaggio che l’immagine deve comunicare o la situazione che deve rappresentare. Oltre ad avere un’ottima conoscenza del disegno, è indispensabile che, per il suo lavoro, un illustratore possieda un fornito archivio di immagini a cui fare riferimento, in quanto può dover disegnare praticamente di tutto, a seconda dell’esigenza.

Un illustratore è un artista che si specializza nel migliorare la scrittura o chiarire concetti, fornendo una rappresentazione visiva che corrisponde al contenuto del testo o idea associato. L’ illustrazione può essere destinato a chiarire concetti o oggetti che sono difficili complicati da descrivere testualmente, che è la ragione le illustrazioni si trovano spesso nei libri per bambini.Illustrazioni sono stati utilizzati in pubblicità, rendering architettonico, biglietti di auguri, manifesti, libi, romanzi grafici, storyboard, manuali, commercialiriviste, camiciebiglietti di auguri, videogiochi, tutorial e giornali.

Un cartone animato può aggiungere l’umorismo per storie o saggi. Gli illustratori si occupano anche della creazione di bozzetti dei personaggi e le scene dettagliate da diverse angolazioni per creare le basi di un mondo libro illustrato. Alcune tecniche di illustrazione tradizionali comprendono acquarello , penna e inchiostroaerografo arte, pittura ad olio, pastello, incisione del legno, e tagli linoleum.

Illustrazione digitale è la tecnica di usare un computer per produrre opere d’arte originali. Illustratori digitali utilizzano una combinazione di software e illustrazione immagine software di editing per creare computer art. Illustrazione digitale non è soltanto la manipolazione di immagini con software; è l’effettiva creazione di nuova arte con strumenti digitali.

Computer illustrazione o illustrazione digitale è l’uso di digitali strumenti per produrre immagini sotto la manipolazione diretta dell’artista, di solito attraverso un dispositivo di puntamento, ad esempio un tablet o un mouse.

I computer sono cambiate radicalmente l’industria e oggi molti fumettisti e illustratori creano illustrazioni digitali che usano il computer, tavolette grafiche , ed scanner . Software come Adobe Illustrator, Adobe Photoshop, sono ora ampiamente utilizzato dai quei professionisti.

Fashion Illustration

Il Fashion Illustration è la comunicazione di moda che ha origine con illustrazione , disegno e pittura . Di solito è commissionato per la riproduzione in riviste di moda come una parte di una funzione editoriale o ai fini di pubblicità e promozione creatori di moda, boutique di moda e grandi magazzini.

Sito che si occupa della conoscenza del mestiere del grafico in tutte le sue sfaccettature, si cerca di dare delle risposte sui molti lati oscuri di questa professione.

Grazie a queste semplici descrizioni si può riuscire a comprendere la differenza tra un professionista e un dilettante e come arrivare ad arricchire il proprio bagaglio culturale in questo ambito.

Artista storyboard

Un artista storyboard (a volte chiamato un artista della storia o visualizzatore ) crea storyboard per agenzie pubblicitarie e produzioni cinematografiche .

Un artista storyboard visualizza storie e delinea fotogrammi della storia. Sono per lo più liberi professionisti artisti, di solito assunto da direttori artistici e registi .  In genere freelance artisti storyboard apparterranno a una o più agenzie di storyboard molto simile a un’agenzia illustrazione.

Molti artisti storyboard oggi iniziano e terminano il loro lavoro su computer che utilizzano software e matite digitali o di una tavoletta grafica . Artisti storyboard possono utilizzare le foto per creare immagini in cui immagini o foto scattate appositamente per il progetto sono messi insieme in modo digitale per produrre una rappresentazione fotografica chiamata fotovisuali.

Per il cinema, alcuni cineasti, registi e produttori scelgono di usare programmi per computer clip-art progettati per creare storyboard, o utilizzare un software 3D storyboarding dedicato, o un programma 3D più polivalente che può anche essere utilizzato per creare gli elementi del storyboard.

Nella Pubblicità

Nella pubblicità, l’artista storyboard può essere chiamato a creare una rappresentazione di ciò che la TV commerciale finito, o spot, sarà simile al fine di convincere e coinvolgere il cliente a comprare il concetto di essere lanciato. Questo può essere sia al momento l’agenzia sta cercando di vincere il business del cliente o una volta che il cliente ha firmato un contratto con l’agenzia. In entrambi i casi, l’elemento importante è per gli storyboard di visualizzare per il cliente ciò direttore creativo dell’agenzia o “creativi” stanno pensando venderà il prodotto del cliente. Un artista storyboard può anche essere chiesto di rappresentare visivamente diverse versioni di una campagna per annunci stampa.

Film live-action

Nel film live-action, storyboard artist è assunto all’inizio di un progetto. Quando un artista storyboard viene assunto da una società cinematografica, l’artista deve abbattere le scene dello script in scatti che possono essere girati. Questo viene fatto sotto la supervisione del regista del film, al fine di assicurare la visione del regista fin dall’inizio del progetto. Con il procedere della produzione, gli storyboard sono presentati al direttore della fotografia che è quindi responsabile per portare questa visione sullo schermo.

Società di produzione cinematografica può anche assumere un artista storyboard per creare storyboard lucido presentazione in stile (che potrebbe anche includere il suono) che può essere utilizzato da un produttore esecutivo per raccogliere il denaro per creare il film.

Animazione

In animazione, progetti sono spesso piantate sulla base dei soli storyboard (cioè, una sceneggiatura non può essere scritto più tardi), e storyboard artisti continuano a lavorare tutta la produzione di sviluppare particolari sequenze. Dopo una sequenza viene modificato il regista e / o artista storyboard e la squadra potrebbe essere necessario rielaborare la sequenza come diventa evidente che le modifiche devono essere fatte per i tempi e la storia.

Disegnatore di fumetti

Un fumettista (anche fumetti creatore ) è un artista visivo che si specializza nel disegno cartoni animati . Questo lavoro è spesso creato per l’intrattenimento, commenti politici, o la pubblicità. Cartoonists possono lavorare in molti formati, come animazione , opuscoli, fumetti , libri di fumetti , cartoni animati editoriali , romanzi grafici , manuali, cartoni animati gag , graphic design ,illustrazioni , storyboard , poster , magliette , libri , pubblicità , biglietti di auguri , riviste , giornali , e confezioni di videogiochi .

Tipi di animazione

Le penne Dip sono stati tradizionalmente uno strumento di disegno popolare per fumettisti.Cartooning animato è stato creato per cortometraggi, pubblicità, film e televisione. A volte è anche utilizzato nei film live-action per sequenze oniriche o titoli di apertura. Un artista di animazione è comunemente indicato come un animatore , piuttosto che un fumettista.Essi creano immagini in movimento pure.

Figura professionale del Graphic Designer

Il grafico è talvolta confuso e usato erroneamente in modo intercambiabile con altre definizioni. Generalmente si tende infatti ad associare il grafico ad una qualsiasi delle figure professionali nel settore della comunicazione visiva, mentre in realtà la definizione riguardava originariamente il personale tecnico che gestisce le macchine per la stampa in tipografia o litografia. Viene dunque applicato come sinonimo dell’espressione inglese, graphic designer, con la quale si designa un professionista che si occupa principalmente di creare oggetti visivi, intesi per essere stampati, pubblicati o trasmessi tramite i media digitali allo scopo di comunicare un messaggio al pubblico nel modo più semplice ed efficace, tramite il testo e le immagini.

I graphic designer sono professionisti che operano in più discipline della comunicazione, le loro competenze spaziano nel campo della fotografia, della tipografia o del web design.

Essi possono lavorare inCattura2 vari ambienti: negli studi professionali, nelle agenzie pubblicitarie, negli uffici di grafica delle redazioni di giornali o riviste, di case editrici o interni alle aziende, oppure come freelance, collaborando con agenzie, aziende o committenti individuali.

grafici pubblicitari creano i prodotti e gli elementi che costituiscono l’identità delle società e delle aziende (immagini coordinate, logotipi, marchi commerciali, testo ecc.), così come si occupano di creare manifesti e cartelloni pubblicitari e del packaging (confezioni di prodotti di mercato). Esistono poi i graphic designer specializzati nel realizzare prodotti per l’editoria (creazione, impaginazione e progettazione di libri, riviste, cataloghi, giornali, brochure ecc.) e nell’industria dello spettacolo (romanzi, fumetti, titoli di testa e di coda in film e programmi televisivi ecc.). Anche la presentazione delle notizie è stata migliorata spesso dai graphic designer: documentari, telegiornali, periodici, riviste specializzate e libri di testo oggi si avvalgono del lavoro di questi professionisti per comunicare informazioni e attirare l’interesse del pubblico. Infine, in tempi più recenti, con l’avvento del world wide web e lo sviluppo di nuove tecnologie, i grafici e in particolare i web designer hanno acquisito sempre più importanza con la progettazione tecnica e grafica dei siti web e la creazione di interfacce interattive, in modo da rendere la navigazione più semplice e al tempo stesso più interessante.

Per compiere al meglio il suo lavoro, il graphic designer si avvale delle seguenti conoscenze:

  • gli strumenti e le principali tecniche del disegno e della rappresentazione grafica
  • i materiali occorrenti, nonché le tecniche di lavorazione
  • gli eventi storici che sono alla base dell’attuale cultura della progettazione grafica (in particolare la storia dell’arte moderna e di quella contemporanea)
  • le tecniche della grafica (sia quelle tradizionali e contemporanee che quelle legate alla grafica computerizzata e di modellazione digitale)
  • le tecniche del colore e del suo utilizzo
  • le tecniche della stampa e della grafica editoriale
  • le tecniche della fotografia
  • gli aspetti teorico- scientifici e metodologici della disciplina
  • la comunicazione visiva, la teoria della percezione e la psicologia della forma

La professione del Graphic designer comprende le seguenti figure professionali

  • Illustratore
  • Progettista di marchi e logotipi
  • Grafico multimediale
  • Giornalista visivo
  • Web Designer
  • Brand Designer
  • Responsabile Layout